SIA FATTA LA VOLONTA SBAGLIATA DI DIO!
Se fossi un credente in qualunque Dio, ora che Eluana è morta, troverei in me la forza di rasserenarmi perché la volontà di dio si è compiuta, sconfiggendo l’arroganza dell’uomo, che ostinatamente intendeva mantenerla in vita, nonostante la natura, ovvero Dio secondo i cattolici, avesse da tempo deciso che la sua ora fosse giunta.
Se credessi in dio.
Se invece fossi ateo convinto ed in dio non credessi, come in effetti accade, mi rammaricherei che l’uomo non abbia saputo sconfiggere il male di Eluana, riportandola ad uno stato di coscienza dopo il coma, ed allora mi rasserenerei ugualmente, in quanto nonostante la scienza, un’altra vita se nesarebbe andata senza che nessuno potesse farci niente.
Appare logico, quasi banale quindi che i credenti dovrebbero accogliere la morte di Eluana con gran sonata di campane e cardinali in pompa magna, mentre gli atei dovrebbero sentirsi sconfitti e rimanersene rintanati in casa come tifosi laziali dopo aver perso l’ennesimo derby con la Roma.
In Italia invece sta accadendo esattamente il contrario e posso assicurarvi che dall’estero dove mi trovo, gli sguardi degli intellettuali e della gente comune è davvero perplesso per questa nostra ennesima debacle civica e politica tricolore.
In realtà la differenza tra i due stati d’animo sta solo nell’assoluta mancanza di senso civico di chi si professa credente e quindi è un fondamentalista, un estremista che intende forzare il pensiero degli altri imponendo il proprio e la concezione laica della vita, che ritiene opportuno che ognuno possa liberamente crepare come gli pare, quando gli pare e dove gli pare.
Concetto laico estendibile a qualunque altra manifestazione umana.
Nonostante questo, in queste ore le nostre televisioni sono piene di commentatori televisivi, opinion leader, preti, spretati e psichiatri che si scannano tra loro, ognuno cercando di far prevalere i propri convincimenti sugli altri.
Credo, per cui difendo la volontà di Dio, ed Eluana doveva essere mantenuta in vita artificialmente, ovvero dall’uomo.
Non credo, per cui difendo la supremazia della scienza sulla fede e quindi Eluana doveva morire, rispettando un percorso naturale, ovvero la volontà di Dio, se mai esistesse davvero.
Un paradosso tutto italiano.
Ed allora io voglio stringermi al padre di Eluana, piccolo rivoluzionario dei nostri tempi che ha fatto si che la morte di sua figlia non fosse inutile ma divenisse un simbolo capace di smuovere le coscienze cialtrone dei nostri politici, incapaci di sentire la volontà popolare, incapaci di modernizzare questo Stato, incapaci di liberarsi dal gioco mortale della chiesa e dei suoi cicisbei.
Voglio stringermi a lui come fosse un fratello, come fosse un figlio e sussurrargli piano il mio dolore per la morte della figlia ed il mio compiacimento perchè dalla morte di sua figlia probabilmente altre vite destinate a spegnersi, soffriranno meno e meno disperanti saranno le vite di chi le assisterà fino all’ultimo respiro.
E che vergogna vedere tanti buffoni e tanti giullari di dio azzuffarsi come sciacalli intorno a questa morte, senza un minimo di rispetto, senza alcuna dignità, tutti protesi a non scontentare il vaticano, la chiesa, dio.
Che vergogna che un paese come il nostro non abbia una legge sul testamento biologico.
Ed il pensiero torna a mia madre e alla mia infanzia in Sicilia, quando dopo i funerali ufficiali di Don Antonio Musumeci, piccolo boss mafioso del paese e gran puttaniere, il prete rifiutò i funerali a Peppino il barbiere, uomo integerrimo, timorato di dio, tutto casa, bottega e chiesa, che si era ammazzato per la vergogna della gravidanza della figlia minorenne.
A mia madre chiesi il perché di tale differenza di trattamento ed ella mi rispose:
“La volontà sbagliata di Dio è fatta!”
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill
QUEL DEMOCRATICO DI MUSSOLINI
In questi giorni si sta perpetrando il più grave attacco alla democrazia italiana da quando la legge Acerbo del 1923, consentì a Mussolini e al PNF, di ottenere la maggioranza assoluta al Parlamento italiano e di porre le basi affinché si ponesse in atto quella rivoluzione fascista iniziata l’anno prima.
Contrariamente a quanto insegnano da sempre nelle nostre scuole, la legge elettorale di Mussolini, non fù un colpo di mano del futuro duce, ma fù approvara dalla maggioranza e quindi democraticamente da un comitato di diciotto membri tra i quali spiccano De Gasperi, Turati, Ivanoe Bonomi, Salandra, Emanuele Orlando e che vide partecipare ai lavori persino un comunista ed alcuni socialisti.
Quella legge che portò al potere Mussolini, in realtà preservava le minoranze più di quanto non facciano oggi Berlusconi e Veltroni, che varando insieme a Di Pietro, Casini e Bossi, questa nuova legge elettorale, si stanno apparecchiando al tavolo del potere per i prossimi ventanni.
In sostanza applicare uno sbarramento al 4%, preclude ad ogni piccola formazione, rappresentativa tuttavia di milioni di italiani, di essere rappresentata in parlamento e di partecipare alla vita democratica del paese.
Non solo.
Il problemademocratico più evidente a mio pare è che Berlusconi e Veltroni, mascherandola con le sembianze di legge elettorale varata per la governabilità, vogliano precludere l’accesso al parlamento nazionale od europeo di qualunque nuova forza politica, garantendosi il potere a vita.
Niente di diverso di quanto sta facendo Chavez in Venezuela, che intende cambiare la costituzione, garantendosi un numero illimitato di mandati alla presidenza.
La gravità dei fatti è emersa anche alle ultime politiche dove il duo Silvio-Walter, ha impedito a circa il 30% degli elettori di vedersi rappresenatati in parlamento, secondo l’assioma: meglio alternarsi al potere da soli, che detenerlo per sempre in compagnia con dei rompiscatole.
Perché per loro, qualunque voce critica, è una rottura di scatole, non l’esercizio diretto della democrazia.
E così si sono tolti di mezzo rifondazione, i comunisti italiani, i radicali, la destra e via dicendo.
E mentre tutti cercano di trovare una soluzione in un sistema elettorale straniero, incapaci come sono di pensarne uno tutto italiano, Rivoluzione Democratica ha sviluppato una proposta davvero innovativa, rivoluzionaria e pienamente applicativa del concetto democratico.
In sostanza la nostra legge elettorale si basa su due turni:
il primo turno, su base proporzionale, eleggerebbe tanti deputati quanta la percentuale nazionale di consensi raccolta dalla formazione politica con una unica lista di candidati;
al secondo turno, con collegi uninominali maggioritari, accederebbero solo le due formazioni con il maggior numero di consensi, esprimendo così non solo il candidato unico, con tanto di nome e di faccia sui manifesti delle città, ma obbligando anche le altre formazioni ad esprimere una propria desistenza.
Il sistema lo trovo assolutamente efficace e di una semplicità disarmante.
Primo perché arriverebbe a rappresentare in parlamento anche le piccole minoranze, secondo perché esprimerebbe politici locali, conosciuti dalla gente ed obbligandoli al confronto col proprio territorio, terzo perché garantendo un premio di maggioranza alla formazione vincitrice del secondo turno, pari al numero di deputati necessari a farla governare da sola, garantirebbe stabilità di governo.
E’ ovvio che un sistema come questo sarebbe osteggiato da chiunque già rappresentato in parlamento al giorno d’oggi.
Soprattutto perché si baserebbe su un numero minimo di deputati, inferiori a trecento, dei quali 100 eletti su base proporzionale e rappresentativi dell’intero panorama politico nazionale, 100 eletti su base maggioritaria rappresentativi della vera forza locale dei partiti e qualche altro eletto come premio di maggioranza.
Potrebbero mai accettare una cosa del genere?
Mai.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill
LA MEMORIA REGRESSIVA Ho visitato con grande commozione ognuno dei campi di concentramento nazisti disseminati in tutta europa ed ognuno di essi mi ha emozionato e confuso per quell’odore di martirio comune ad ogni luogo dove grandi masse di uomini hanno perduto la vita, lasciando la loro ombra spirituale ed interiore ovunque, sui muri, sugli alberi, nell’aria che si respira. Ieri è stata commemorata la giornata della memoria, affinché mai più abbia a ripetersi quel che ha per sempre ha macchiato il genere umano, l’olocausto del popolo ebraico ad opera dei nazisti, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Come un secondo peccato originale, quell’enorme tragedia umana, resterà per sempre impressa nella nostra memoria, e come se fosse una memoria regressiva, niente e nessuno mai potrà riuscire a lavare l’onta di una tale scempiaggine che vide l’uomo sopraffarre l’uomo, con atroce e scientifica crudeltà, come in un mattatoio ideologico e tragicamente impregnato di lucida follia omicida. Nonostante questo, l’olocausto semita rischia ancora una volta di essere messo in discussione nella sua valenza universale, dalla cecità sionista di governi che continuano a succedersi l’un l’altro senza che si accorgano che la sopravvivenza stessa dello Stato di Israele, seguito alla shoah del popolo ebraico, non può passare per l’olocausto di un altro popolo, quello palestinese, non può passare per l’oscurantismo ideologico e filosofico che pretende di preservare Israele ed il popolo ebraico da qualunque critica, da qualunque accusa, da qualunque dissenso, al punto che anche solo l’opinione dubitativa sulle proporzioni o sull’effettivo verificarsi di quell’olocausto, sia divenuto in molti paesi persino reato, come se ancora fossimo nel medioevo o sotto santa inquisizione spagnola. Ed ecco allora che più forti si fanno gli attacchi celati all’ebraismo. Il nostro caro Santo Padre ad esempio, con un tempismo davvero encomiabile, pur avendo a disposizione altri 364 giorni, proprio il giorno prima della giornata della memoria ha riabilitato gli adepti di Monsignor Lefebvre, alcuni dei quali convinti negazionisti dell’olocausto. Contemporaneamente sia dall’estrema sinistra che dall’estrema destra invece si levano le voci di una durissima protesta antisionista che deriva inevitabilmente verso quell’antisemitismo strisciante che si annida nella nostra società colta, evoluta e tecnologica. Diventa allora necessario spiegare le differenze tra antisemitismo ed antisionismo sia a coloro che lo confondono per difendere sempre e comunque Israele, sia a coloro che lo confondono, attaccando gli ebrei a causa dei governi Israeliani. Per sionismo si intende quel movimento fondato da Theodor Herzl il cui scopo era creare uno Stato per gli Ebrei, come difesa dall'antisemitismo ed era fondamentale che questo stato fosse in Palestina, nonostante i palestinesi. Per antisemitismo si indicano invece i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei. E’ inevitabile che spesso l’antisionismo nasconda dell’antisemitismo, ma non vi è dubbio che dissentire dal progetto sionista, al quale sono contrari anche larghe componenti del popolo ebraico, può essere legittimo, soprattutto in considerazione delle conseguenze che questo ha portato ai danni dei palestinesi, che lamentano circa due milioni di morti a partire dall’avvio del progetto sionista di Theodor Herzl. Essere antisemiti, invece, non è legittimo, anzi è esecrabile, soprattutto perché gran parte degli stereotipi addebitati agli ebrei, sono fantasiosi, non addebitabili all’intero popolo ebraico, ed anzi riconducibili ad una risibile parte della loro popolazione. Sarebbe come essere antinapoletani perché qualcuno di essi getta la spazzatura dalla finestra, o voler cacciare i rom dall’Italia perché qualcuno di loro si abbandona ad atti di ladroneria e violenza. Per questo sarebbe fondamentale che la comunità ebraica la smettesse di insorgere ogniqualvolta qualcuno si azzarda a criticare lo Stato d’Israele ed il suo governo. Per questo sarebbe indispensabile che la comunità ebraica divenisse critica anch’essa nei confronti del proprio governo quando questo si macchia del genocidio dei palestinesi. Per questo sarebbe necessario evitare di scomunicare chiunque si azzardi ad avere posizioni non allineate, come Woody Allen ad esempio, accusato di non difendere cinematograficamente la causa ebraica come si vorrebbe. Se il popolo ebraico di tutto il mondo si distinguesse dal proprio governo, spesso colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità, probabilmente antisionismo e antisemitismo non coinciderebbero come accade ed anzi, il mondo intero sarebbe probabilmente meno incline a identificare gli ebrei con i carriarmati israeliani che sparano sui bambini palestinesi. Buona Rivoluzione a Tutti! Ennio Tersomill
L’AYATOLLAH RATZINGER
Fossi il padre d’Eluana, ora che qualcun altro ha concesso alla figlia di esercitare il proprio diritto di morire come meglio gli pare, la terrei in vita finchè la vita stessa non deciderà di abbandonarla naturalmente, tanto per ribadire che vivere o morire è un fatto strettamente personale e che lo Stato non ha alcun diritto di intromettersi in argomenti tanto privati.
La vicenda di Eluana è sintomatica di un paese allo sbando, dove il Vaticano interferisce quotidianamente nei nostri affari interni, e dove in nome di un Dio che nessuno ha mai visto e con il quale nessuno ha mai parlato, vengono calpestati i principii fondanti di quello Stato laico, al quale ogni democrazia dovrebbe ambire.
Tranne la nostra, ovviamente.
Come fossimo una Repubblica Islamica, ogni giorno un esercito di migliaia di fondamentalisti cattolici, fanatici di un povero cristo inchiodato ad una croce ed esaltati da un libro non più veritiero di una raccolta di favole dei fratelli Grimm, inculca nei nostri giovani la propria dottrina e la propria fede, senza curarsi della loro formazione etica, convincendoli che qualunque prete può perdonargli ogni nefandezza, purchè preghino e chiedano perdono ad un vecchio tizio, con la barba bianca e vestito di una tunica cangiante, manco fosse un venditore di tappeti algerino.
Che differenza c’è allora tra l’ayatollah Komheini e l’ayatollah Ratzinger?
Entrambi appropriatisi dei media, li hanno utilizzati per diffondere la propria jihad.
Che differenza c’è tra le scuole coraniche iraniane o mauritane, e le nostre università cattoliche, i nostri policlinici in mano al Vaticano dove è ormai impossibile trovare un medico disposto a praticare l’aborto?
Che differenza c’è tra il Parlamento di Teheran, dove i Guardiani della Rivoluzione selezionano ogni candidato in base ai requisiti islamici ed il Parlamento italiano, dove i Guardiani del Paradiso eleggono centinaia di parlamentari che anziché rispondere al popolo sovrano, fanno riferimento direttamente al Vaticano?
Che ci crediate o no, il Sindaco di Roma, tale Gianni Alemanno, qualche settimana fa ha partecipato alla commemorazione degli zuavi pontifici che difendevano lo Stato Pontificio anziché onorare i Garibaldini, che ci liberarono da quella schiavitù.
Se questo paese è così arretrato e fa così tanta fatica a decollare, a darsi una struttura amministrativa efficace, se in questo paese è scomparsa ogni etica ed ogni morale, se tutto è permesso e tutto è lecito, lo si deve al pensiero cattolico, che ritiene Dio l’unico autorizzato a giudicare, tanto che mi sorprende che nei tribunali non ci siano dei preti al posto dei magistrati.
La realtà vera invece è che non c’è paese al mondo che svetti per modernità e senso civico che non sia protestante o comunque non cattolico.
Sono i paesi anglosassoni e scandinavi quelli più moderni, più efficienti, migliori.
Non certo l’Italia, la Spagna o l’Argentina.
Centinaia di anni fa Martin Lutero fondò la sua chiesa protestante per la vergogna che il perdono a Roma venisse venduto in cambio di denaro per finanziare la costruzione di San Pietro.
Ed oggi mentre i protestanti vedono lo Stato come un patrimonio collettivo da difendere, e ci surclassano in efficienza, noi affidiamo le nostre anime al signore dei cieli chiedendogli di perdonarci ogni peccato, anche il più vergognoso, senza più avere un minimo di senso civico e di lealtà verso la collettività.
E così non possiamo neanche morire come ci pare, farlo alla pecorina o fare ricerca sulle cellule staminali.
I cattolici anziché rispettare le leggi terrene, quelle dello Stato, ogni giorno prestano attenzione alla legge di Dio, così da vivere la loro vita in un paese incivile, ma convinti che il Paradiso sarà loro assicurato.
Basterà staccare un assegno.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill
L’ITALIA DEI MAIALI
Ogni giorno ascolto decine di politici italiani dannarsi e spendersi in lunghi giri di parole intorno a quella che viene definita la più grave crisi economica dopo quella del 1929.
Ognuno prevede sacrifici e lacrime diverse, chi si preoccupa per i pensionati, chi per le famiglie monoreddito o per quelle numerose, chi per i precari, per le donne, per i metalmeccanici e via dicendo.
Tutti hanno poi ricette più o meno fantasiose e chi è al governo esalta le poche cose che ha fatto, mentre chi è all’opposizione lamenta che si poteva fare di più e che quel che si è fatto non è affatto sufficiente.
Per trovare soluzioni si scomodano poi economisti, sondaggisti ed opinionisti più o meno variopinti, tutti con redditi che li riparano da qualunque crisi ed anzi delle crisi ne fanno sempre delle opportunità, potendo affrontarle con la disponibilità di enormi capitali contanti.
Eppure nessuno, ma proprio nessuno, ne al governo ne tantomeno all’opposizione, parte da dove partirebbe ogni brava massaia: ridurre le spese.
Ricordo che quando ero bambino mia madre riusciva ogni mese a far quadrare i conti, anche quando qualche spesa improvvisa, la costringeva a tagliare qualcosa.
Allora si mangiava meno carne o si andava meno al cinema, insomma si risparmiava per far fronte all’emergenza.
I nostri politici invece sono disperati perché non trovano fondi per i poveri, per le scuole, per gli ammalati, per far fronte agli ammortizzatori sociali, ai trasporti fatiscenti, alle pensioni misere, ma nessuno parla di tagliare il fiume di denaro pubblico che li sovvenziona vergognosamente.
Ho letto la tesi principale di Rivoluzione Democratica, riguardante la semplificazione dell’organizzazione dello Stato e l’ho trovata di una efficacia lapalissiana.
Ridurre il numero dei comuni, abolire le province, prevedere consigli comunali a partire dai comuni di tremila abitanti, ridurre il numero dei consiglieri comunali e di quelli regionali, diminuire il numero dei parlamentari.
Da un analisi economica dei vantaggi che tale semplificazione porterebbe ai cittadini, Rivoluzione Democratica, stima un risparmio annuale compreso tra i sei ed i dodici miliardi di euro, tanto quanto una finanziaria media.
Se a questo si aggiungessero, sempre come proposto da Rivoluzione Democratica, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e le sovvenzioni annuali che a pioggia cadono verso destinatari non sempre meritevoli, si arriverebbe addirittura ad una ventina di miliardi di euro risparmiati ogni anno.
Tanto da farci risolvere un infinità di problemi e farci vivere in un paese migliore.
Perché nessuno allora parla mai di questo, provocando i politici portandoli su questo terreno minato?
Come mai?
Forse perché il giornalismo italiano e soprattutto la Rai sono schiavi della politica essendo tra i primi beneficiari dello sperpero del denaro pubblico?
Forse.
E cosa bisognerebbe fare per far si che questa situazione cambi?
Credo che solo la Rivoluzione di Rivoluzione Democratica potrà far cambiare le cose, non certo il PD di Veltroni o i valori dell’italietta di Di Pietro, che di tale sperpero sono anche loro tra i principali percettori.
In una canzone, Battiato lamentava:
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale…
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Cambierà, vedrete che cambierà e se non cambia la faremo cambiare noi di Rivoluzione Democratica.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill