QUEL DEMOCRATICO DI MUSSOLINI
In questi giorni si sta perpetrando il più grave attacco alla democrazia italiana da quando la legge Acerbo del 1923, consentì a Mussolini e al PNF, di ottenere la maggioranza assoluta al Parlamento italiano e di porre le basi affinché si ponesse in atto quella rivoluzione fascista iniziata l’anno prima.
Contrariamente a quanto insegnano da sempre nelle nostre scuole, la legge elettorale di Mussolini, non fù un colpo di mano del futuro duce, ma fù approvara dalla maggioranza e quindi democraticamente da un comitato di diciotto membri tra i quali spiccano De Gasperi, Turati, Ivanoe Bonomi, Salandra, Emanuele Orlando e che vide partecipare ai lavori persino un comunista ed alcuni socialisti.
Quella legge che portò al potere Mussolini, in realtà preservava le minoranze più di quanto non facciano oggi Berlusconi e Veltroni, che varando insieme a Di Pietro, Casini e Bossi, questa nuova legge elettorale, si stanno apparecchiando al tavolo del potere per i prossimi ventanni.
In sostanza applicare uno sbarramento al 4%, preclude ad ogni piccola formazione, rappresentativa tuttavia di milioni di italiani, di essere rappresentata in parlamento e di partecipare alla vita democratica del paese.
Non solo.
Il problemademocratico più evidente a mio pare è che Berlusconi e Veltroni, mascherandola con le sembianze di legge elettorale varata per la governabilità, vogliano precludere l’accesso al parlamento nazionale od europeo di qualunque nuova forza politica, garantendosi il potere a vita.
Niente di diverso di quanto sta facendo Chavez in Venezuela, che intende cambiare la costituzione, garantendosi un numero illimitato di mandati alla presidenza.
La gravità dei fatti è emersa anche alle ultime politiche dove il duo Silvio-Walter, ha impedito a circa il 30% degli elettori di vedersi rappresenatati in parlamento, secondo l’assioma: meglio alternarsi al potere da soli, che detenerlo per sempre in compagnia con dei rompiscatole.
Perché per loro, qualunque voce critica, è una rottura di scatole, non l’esercizio diretto della democrazia.
E così si sono tolti di mezzo rifondazione, i comunisti italiani, i radicali, la destra e via dicendo.
E mentre tutti cercano di trovare una soluzione in un sistema elettorale straniero, incapaci come sono di pensarne uno tutto italiano, Rivoluzione Democratica ha sviluppato una proposta davvero innovativa, rivoluzionaria e pienamente applicativa del concetto democratico.
In sostanza la nostra legge elettorale si basa su due turni:
il primo turno, su base proporzionale, eleggerebbe tanti deputati quanta la percentuale nazionale di consensi raccolta dalla formazione politica con una unica lista di candidati;
al secondo turno, con collegi uninominali maggioritari, accederebbero solo le due formazioni con il maggior numero di consensi, esprimendo così non solo il candidato unico, con tanto di nome e di faccia sui manifesti delle città, ma obbligando anche le altre formazioni ad esprimere una propria desistenza.
Il sistema lo trovo assolutamente efficace e di una semplicità disarmante.
Primo perché arriverebbe a rappresentare in parlamento anche le piccole minoranze, secondo perché esprimerebbe politici locali, conosciuti dalla gente ed obbligandoli al confronto col proprio territorio, terzo perché garantendo un premio di maggioranza alla formazione vincitrice del secondo turno, pari al numero di deputati necessari a farla governare da sola, garantirebbe stabilità di governo.
E’ ovvio che un sistema come questo sarebbe osteggiato da chiunque già rappresentato in parlamento al giorno d’oggi.
Soprattutto perché si baserebbe su un numero minimo di deputati, inferiori a trecento, dei quali 100 eletti su base proporzionale e rappresentativi dell’intero panorama politico nazionale, 100 eletti su base maggioritaria rappresentativi della vera forza locale dei partiti e qualche altro eletto come premio di maggioranza.
Potrebbero mai accettare una cosa del genere?
Mai.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill