LA MEMORIA REGRESSIVA Ho visitato con grande commozione ognuno dei campi di concentramento nazisti disseminati in tutta europa ed ognuno di essi mi ha emozionato e confuso per quell’odore di martirio comune ad ogni luogo dove grandi masse di uomini hanno perduto la vita, lasciando la loro ombra spirituale ed interiore ovunque, sui muri, sugli alberi, nell’aria che si respira. Ieri è stata commemorata la giornata della memoria, affinché mai più abbia a ripetersi quel che ha per sempre ha macchiato il genere umano, l’olocausto del popolo ebraico ad opera dei nazisti, durante gli anni della seconda guerra mondiale. Come un secondo peccato originale, quell’enorme tragedia umana, resterà per sempre impressa nella nostra memoria, e come se fosse una memoria regressiva, niente e nessuno mai potrà riuscire a lavare l’onta di una tale scempiaggine che vide l’uomo sopraffarre l’uomo, con atroce e scientifica crudeltà, come in un mattatoio ideologico e tragicamente impregnato di lucida follia omicida. Nonostante questo, l’olocausto semita rischia ancora una volta di essere messo in discussione nella sua valenza universale, dalla cecità sionista di governi che continuano a succedersi l’un l’altro senza che si accorgano che la sopravvivenza stessa dello Stato di Israele, seguito alla shoah del popolo ebraico, non può passare per l’olocausto di un altro popolo, quello palestinese, non può passare per l’oscurantismo ideologico e filosofico che pretende di preservare Israele ed il popolo ebraico da qualunque critica, da qualunque accusa, da qualunque dissenso, al punto che anche solo l’opinione dubitativa sulle proporzioni o sull’effettivo verificarsi di quell’olocausto, sia divenuto in molti paesi persino reato, come se ancora fossimo nel medioevo o sotto santa inquisizione spagnola. Ed ecco allora che più forti si fanno gli attacchi celati all’ebraismo. Il nostro caro Santo Padre ad esempio, con un tempismo davvero encomiabile, pur avendo a disposizione altri 364 giorni, proprio il giorno prima della giornata della memoria ha riabilitato gli adepti di Monsignor Lefebvre, alcuni dei quali convinti negazionisti dell’olocausto. Contemporaneamente sia dall’estrema sinistra che dall’estrema destra invece si levano le voci di una durissima protesta antisionista che deriva inevitabilmente verso quell’antisemitismo strisciante che si annida nella nostra società colta, evoluta e tecnologica. Diventa allora necessario spiegare le differenze tra antisemitismo ed antisionismo sia a coloro che lo confondono per difendere sempre e comunque Israele, sia a coloro che lo confondono, attaccando gli ebrei a causa dei governi Israeliani. Per sionismo si intende quel movimento fondato da Theodor Herzl il cui scopo era creare uno Stato per gli Ebrei, come difesa dall'antisemitismo ed era fondamentale che questo stato fosse in Palestina, nonostante i palestinesi. Per antisemitismo si indicano invece i pregiudizi e gli atteggiamenti persecutori nei confronti degli ebrei. E’ inevitabile che spesso l’antisionismo nasconda dell’antisemitismo, ma non vi è dubbio che dissentire dal progetto sionista, al quale sono contrari anche larghe componenti del popolo ebraico, può essere legittimo, soprattutto in considerazione delle conseguenze che questo ha portato ai danni dei palestinesi, che lamentano circa due milioni di morti a partire dall’avvio del progetto sionista di Theodor Herzl. Essere antisemiti, invece, non è legittimo, anzi è esecrabile, soprattutto perché gran parte degli stereotipi addebitati agli ebrei, sono fantasiosi, non addebitabili all’intero popolo ebraico, ed anzi riconducibili ad una risibile parte della loro popolazione. Sarebbe come essere antinapoletani perché qualcuno di essi getta la spazzatura dalla finestra, o voler cacciare i rom dall’Italia perché qualcuno di loro si abbandona ad atti di ladroneria e violenza. Per questo sarebbe fondamentale che la comunità ebraica la smettesse di insorgere ogniqualvolta qualcuno si azzarda a criticare lo Stato d’Israele ed il suo governo. Per questo sarebbe indispensabile che la comunità ebraica divenisse critica anch’essa nei confronti del proprio governo quando questo si macchia del genocidio dei palestinesi. Per questo sarebbe necessario evitare di scomunicare chiunque si azzardi ad avere posizioni non allineate, come Woody Allen ad esempio, accusato di non difendere cinematograficamente la causa ebraica come si vorrebbe. Se il popolo ebraico di tutto il mondo si distinguesse dal proprio governo, spesso colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità, probabilmente antisionismo e antisemitismo non coinciderebbero come accade ed anzi, il mondo intero sarebbe probabilmente meno incline a identificare gli ebrei con i carriarmati israeliani che sparano sui bambini palestinesi. Buona Rivoluzione a Tutti! Ennio Tersomill