L’AYATOLLAH RATZINGER
Fossi il padre d’Eluana, ora che qualcun altro ha concesso alla figlia di esercitare il proprio diritto di morire come meglio gli pare, la terrei in vita finchè la vita stessa non deciderà di abbandonarla naturalmente, tanto per ribadire che vivere o morire è un fatto strettamente personale e che lo Stato non ha alcun diritto di intromettersi in argomenti tanto privati.
La vicenda di Eluana è sintomatica di un paese allo sbando, dove il Vaticano interferisce quotidianamente nei nostri affari interni, e dove in nome di un Dio che nessuno ha mai visto e con il quale nessuno ha mai parlato, vengono calpestati i principii fondanti di quello Stato laico, al quale ogni democrazia dovrebbe ambire.
Tranne la nostra, ovviamente.
Come fossimo una Repubblica Islamica, ogni giorno un esercito di migliaia di fondamentalisti cattolici, fanatici di un povero cristo inchiodato ad una croce ed esaltati da un libro non più veritiero di una raccolta di favole dei fratelli Grimm, inculca nei nostri giovani la propria dottrina e la propria fede, senza curarsi della loro formazione etica, convincendoli che qualunque prete può perdonargli ogni nefandezza, purchè preghino e chiedano perdono ad un vecchio tizio, con la barba bianca e vestito di una tunica cangiante, manco fosse un venditore di tappeti algerino.
Che differenza c’è allora tra l’ayatollah Komheini e l’ayatollah Ratzinger?
Entrambi appropriatisi dei media, li hanno utilizzati per diffondere la propria jihad.
Che differenza c’è tra le scuole coraniche iraniane o mauritane, e le nostre università cattoliche, i nostri policlinici in mano al Vaticano dove è ormai impossibile trovare un medico disposto a praticare l’aborto?
Che differenza c’è tra il Parlamento di Teheran, dove i Guardiani della Rivoluzione selezionano ogni candidato in base ai requisiti islamici ed il Parlamento italiano, dove i Guardiani del Paradiso eleggono centinaia di parlamentari che anziché rispondere al popolo sovrano, fanno riferimento direttamente al Vaticano?
Che ci crediate o no, il Sindaco di Roma, tale Gianni Alemanno, qualche settimana fa ha partecipato alla commemorazione degli zuavi pontifici che difendevano lo Stato Pontificio anziché onorare i Garibaldini, che ci liberarono da quella schiavitù.
Se questo paese è così arretrato e fa così tanta fatica a decollare, a darsi una struttura amministrativa efficace, se in questo paese è scomparsa ogni etica ed ogni morale, se tutto è permesso e tutto è lecito, lo si deve al pensiero cattolico, che ritiene Dio l’unico autorizzato a giudicare, tanto che mi sorprende che nei tribunali non ci siano dei preti al posto dei magistrati.
La realtà vera invece è che non c’è paese al mondo che svetti per modernità e senso civico che non sia protestante o comunque non cattolico.
Sono i paesi anglosassoni e scandinavi quelli più moderni, più efficienti, migliori.
Non certo l’Italia, la Spagna o l’Argentina.
Centinaia di anni fa Martin Lutero fondò la sua chiesa protestante per la vergogna che il perdono a Roma venisse venduto in cambio di denaro per finanziare la costruzione di San Pietro.
Ed oggi mentre i protestanti vedono lo Stato come un patrimonio collettivo da difendere, e ci surclassano in efficienza, noi affidiamo le nostre anime al signore dei cieli chiedendogli di perdonarci ogni peccato, anche il più vergognoso, senza più avere un minimo di senso civico e di lealtà verso la collettività.
E così non possiamo neanche morire come ci pare, farlo alla pecorina o fare ricerca sulle cellule staminali.
I cattolici anziché rispettare le leggi terrene, quelle dello Stato, ogni giorno prestano attenzione alla legge di Dio, così da vivere la loro vita in un paese incivile, ma convinti che il Paradiso sarà loro assicurato.
Basterà staccare un assegno.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill