L’ITALIA DEI MAIALI
Ogni giorno ascolto decine di politici italiani dannarsi e spendersi in lunghi giri di parole intorno a quella che viene definita la più grave crisi economica dopo quella del 1929.
Ognuno prevede sacrifici e lacrime diverse, chi si preoccupa per i pensionati, chi per le famiglie monoreddito o per quelle numerose, chi per i precari, per le donne, per i metalmeccanici e via dicendo.
Tutti hanno poi ricette più o meno fantasiose e chi è al governo esalta le poche cose che ha fatto, mentre chi è all’opposizione lamenta che si poteva fare di più e che quel che si è fatto non è affatto sufficiente.
Per trovare soluzioni si scomodano poi economisti, sondaggisti ed opinionisti più o meno variopinti, tutti con redditi che li riparano da qualunque crisi ed anzi delle crisi ne fanno sempre delle opportunità, potendo affrontarle con la disponibilità di enormi capitali contanti.
Eppure nessuno, ma proprio nessuno, ne al governo ne tantomeno all’opposizione, parte da dove partirebbe ogni brava massaia: ridurre le spese.
Ricordo che quando ero bambino mia madre riusciva ogni mese a far quadrare i conti, anche quando qualche spesa improvvisa, la costringeva a tagliare qualcosa.
Allora si mangiava meno carne o si andava meno al cinema, insomma si risparmiava per far fronte all’emergenza.
I nostri politici invece sono disperati perché non trovano fondi per i poveri, per le scuole, per gli ammalati, per far fronte agli ammortizzatori sociali, ai trasporti fatiscenti, alle pensioni misere, ma nessuno parla di tagliare il fiume di denaro pubblico che li sovvenziona vergognosamente.
Ho letto la tesi principale di Rivoluzione Democratica, riguardante la semplificazione dell’organizzazione dello Stato e l’ho trovata di una efficacia lapalissiana.
Ridurre il numero dei comuni, abolire le province, prevedere consigli comunali a partire dai comuni di tremila abitanti, ridurre il numero dei consiglieri comunali e di quelli regionali, diminuire il numero dei parlamentari.
Da un analisi economica dei vantaggi che tale semplificazione porterebbe ai cittadini, Rivoluzione Democratica, stima un risparmio annuale compreso tra i sei ed i dodici miliardi di euro, tanto quanto una finanziaria media.
Se a questo si aggiungessero, sempre come proposto da Rivoluzione Democratica, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e le sovvenzioni annuali che a pioggia cadono verso destinatari non sempre meritevoli, si arriverebbe addirittura ad una ventina di miliardi di euro risparmiati ogni anno.
Tanto da farci risolvere un infinità di problemi e farci vivere in un paese migliore.
Perché nessuno allora parla mai di questo, provocando i politici portandoli su questo terreno minato?
Come mai?
Forse perché il giornalismo italiano e soprattutto la Rai sono schiavi della politica essendo tra i primi beneficiari dello sperpero del denaro pubblico?
Forse.
E cosa bisognerebbe fare per far si che questa situazione cambi?
Credo che solo la Rivoluzione di Rivoluzione Democratica potrà far cambiare le cose, non certo il PD di Veltroni o i valori dell’italietta di Di Pietro, che di tale sperpero sono anche loro tra i principali percettori.
In una canzone, Battiato lamentava:
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale…
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Cambierà, vedrete che cambierà e se non cambia la faremo cambiare noi di Rivoluzione Democratica.
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill