L’ITALIA DEI BALOCCHI. Come è giusto che sia, anche per Alitalia abbiamo dimostrato al mondo intero le nefandezze di cui siamo capaci, attirandoci i sorrisini increduli dei paesi seri, e la meraviglia di quelli meno seri, sorpresi da quanto più di loro riusciamo ad essere dei cialtroni.
Dopo aver abbandonato il tavolo delle trattative, quell’armata Brancaleone messa su da Berlusconi per salvare l’Alitalia, ci ha ripensato, è tornata a Roma ed in una notte ha messo tutti d’accordo, lavoratori, sindacati, governo, maggioranza ed opposizione.
Prendendoci per i fondelli ed accollandoci migliaia di lavoratori in cassa integrazione per i prossimi 84 mesi.
La sostanza dell’accordo accontenta tutti.
I lavoratori hanno prima salutato con gli applausi la rottura delle trattative e poi hanno strappato 7 anni di cassa integrazione per gli esuberi e l’assunzione di tredicimila dipendenti in pianta organica.
I sindacati hanno fatto un figurone costringendo CAI prima ad abbandonare il tavolo della trattativa e poi a tornare a trattare.
Berlusconi è passato per il salvatore della patria, ha difeso la compagnia di bandiera, salvato i dipendenti, garantito gli esuberi.
La maggioranza si è schierata in favore di una compagnia di bandiera in mano ad imprenditori italiani e ha ottenuto che ciò avvenisse, preferendo come partner straniero Lufthansa ad Air France.
L’opposizione si è schierata prima con Air France, poi contro la CGIL, poi a favore dei lavoratori e contro Berlusconi, ed infine ha plaudito all’accordo.
Insomma hanno vinto tutti.
Soprattutto l’armata Brancaleone, che creata qualche hanno fa come azienda di filati o qualcosa del genere, improvvisamente si è scoperta appassionata di aeronautica civile, ed in base all’accordo si è assicurata la parte utile di Alitalia, lasciando le perdite allo Stato, ovvero a tutti noi.
Peccato che non abbia la licenza per volare, non possa ereditarla dalla vecchia Alitalia, e l’accordo violi palesemente le norme europee sugli aiuti di Stato ad aziende operanti in regime di concorrenza comunitaria.
Come dire, un accordo c’è, ma non vale un fico secco, soprattutto se come sembra l’Europa contesterà a Berlusconi di aver al solito mascherato da miracolo il suo ennesimo imbroglio, visto che anche un pirla capirebbe l’affare di comprare un azienda in fallimento per i debiti, senza pagarli ma scaricandoli sulla collettività, ed appropriandosi invece solo degli assets, del nome e delle professionalità, e senza essere chiamati a confrontarsi con nessun altro, come è accaduto per CAI.
Ed in effetti ci sono entrati proprio tutti gli amici di un Presidente del Consiglio che si fa le leggi da sé e per il proprio esclusivo tornaconto e di quello dei suoi compagni di merende, tanto che non mi meraviglierei di riveder anche Previti nel Consiglio d’Amministrazione di CAI.
Tutto questo mentre il popolo è attanagliato da una crisi finanziaria ed economica di proporzioni incommensurabili, con la recessione già iniziata ed il dramma di migliaia di famiglie ormai incapaci di trovare soluzioni ai problemi economici che le affliggono.
E così avremo nei prossimi anni da pagare anche migliaia di lavoratori in cassa integrazione, che nel frattempo lavoreranno in nero guardandosi bene dal perdere un privilegio esclusivo come quello di venir pagati anche senza lavorare, mentre molti altri rischiano di non venir più pagati anche se lavorano tutto il santo giorno.
E chissà che bella compagnia di bandiera ci ritroveremo.
I prezzi dei biglietti rimarranno alti, il servizio pessimo, la scortesia degli addetti unica, le rotte impraticabili, le destinazioni fantasiose e la puntualità un miraggio.
Cos’altro dobbiamo subire prima di convincerci che la soluzione ai problemi italiani, non può altro che essere una sacrosanta Rivoluzione, che per quanto democratica, dovrebbe annientare l’attuale sistema politico nel nostro paese?
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill