LO STATO CHE NON C'E' Giovedì sera sei immigrati africani sono stati uccisi all’interno di una sartoria di Castelvolturno da un commando di sette uomini armati.
Gli immigrati scampati all’agguato, nei giorni successivi, hanno rovesciato cassonetti e dato fuoco a diverse auto per protestare contro lo Stato che avrebbe ipotizzato una strage camorrista.
Gli italiani del posto invece hanno inscenato una protesta contro lo Stato colpevole, a loro dire, di aver inviato i militari per il controllo territoriale solo dopo la strage degli immigrati.
Le famiglie dei camorristi accusati della spedizione, hanno incredibilmente protestato contro lo Stato colpevole secondo loro di difendere gli extracomunitari e non gli italiani.
Che questo fosse un paese allo sbando e che molti dei suoi cittadini fossero definitivamente divenuti incapaci di una benché minima analisi era cosa risaputa, ma che addirittura qualcuno arrivasse a protestare contro qualcosa che non esiste, è cosa davvero paradossale.
Io non so se effettivamente in quella sartoria ci fosse una centrale per lo spaccio di droga, ma ho abbastanza esperienza di cose di mafia per sapere che se si sparano 130 colpi di kalashnikov contro qualcuno, questo non avviene per caso.
E quel che è accaduto si sviluppa perché un entità che non è lo Stato ma la camorra, ha inteso riaffermare con decisione il proprio controllo territoriale su una zona di sua competenza, dove lo Stato non c’è e non c’è mai stato, e contro una comunità malavitosa concorrente.
Un controllo territoriale che dovrebbe essere esercitato dallo Stato Italiano e che invece è appannaggio della malavita organizzata, che controlla ogni traffico illecito ed impone le proprie regole ad ogni attività legale in vastissime zone del paese, al sud per antonomasia, ma ormai anche al nord che si riteneva esente da tali infiltrazioni
E che per questo controllo sia in atto una vera e propria guerra tra clan emerge dalle tecniche militari e dalle armi utilizzate negli scontri.
Operazioni pianificate a tavolino e portate a termine con grande efficacia e precisione, attraverso l’utilizzo di armi da guerra e gruppi di fuoco diretti e di copertura.
Ora il problema è capire se lo Stato è connivente, distratto o semplicemente incapace.
Ad ogni attento osservatore infatti, basterebbe girare in Campania o in Sicilia per individuare diverse installazioni mafiose od identificare gli affiliati più in vista, cosa che invece lo Stato non è in grado di fare.
Basterebbe una passeggiata per Caserta ad esempio, per individuare nei vicoli angusti della città, enormi muri di cinta controllati da telecamere a circuito chiuso e con un servizio di sicurezza all’ingresso, per capire che l’inquilino non dovrebbe essere propriamente un galantuomo, visto il lusso in cui vive, le piscine in cui si bagna e le auto di lusso con le quali gira, pur risultando ufficialmente nullatenente e nullafacente.
Oppure visitare i dintorni di Palermo per vedere in tarda mattinata davanti ai bar, quando tutti sono normalmente a lavorare, frotte di giovani ben vestiti, strafottenti e con auto sportive da centinaia di miglia di euro pur essendo disoccupati.
Basterebbe chiedere spiegazioni delle loro case e delle loro auto, chiedergli dove lavorano e poi portarli in carcere tenendoceli tutta la vita in un regime carcerario tanto duro da fargli implorare l’applicazione del 41bis come trattamento di favore.
Ed invece niente. Lo Stato non c’è. Non vuole esserci. Non vuole combattere la mafia perché la mafia è dentro lo Stato, la mafia è lo Stato.
Lo Stato è solo le celebrazioni per Falcone e Borsellino, le parole di circostanza, le promesse.
E se lo Stato non c’è, perché qualcuno arriva a protestare contro di lui? O perchè qualcuno ne dovrebbe avere rispetto?
Buona Rivoluzione a Tutti!
Ennio Tersomill